Update: quando i fisici tornano a scuola..

Diramato il programma ufficiale della conferenza rivolta alle classi IV e V del Liceo Galileo Galilei di Trieste (te va, Liceo Galilei, ci rivediamo dopo cinque otto anni e 450 km di distanza), che si svolgerà questo venerdì a partire dalle h10.30. La conferenza ha lo scopo di avvicinare i giovani al mondo della fisica, illustrando le mille sfaccettature di questa disciplina e gli stretti legami esistenti tra scienza ed altri aspetti della nostra società come l’arte, la filosofia, l’economia e lo sviluppo sostenibile. Ecco la lista degli ospiti e dei temi che verranno trattati:

Ore 10,45 – GianCarlo GHIRARDI, (Presidente del Consorzio per la Fisica dell’Università degli Studi di Trieste) – Filosofia della scienza: Scienza e arte

Ore 11,15 – Giorgio PAOLUCCI, (Responsabile delle relazioni internazionali di Elettra Sincrotrone Trieste) – Science diplomacy: Sesame, la sorgente di luce di sincrotrone che verrà costruita in Giordania, un progetto nato dalla collaborazione tra Autorità Palestinese, Bahrein, Cipro, Egitto, Iran, Israele, Giordania, Pakistan e Turchia

Ore 11,40 – Sandro SCANDOLO, (ICTP) – Sociologia della  fisica:  La scienza nei paesi in via di sviluppo: lusso o necessità?

Ore 12,05 – Carlo FONDA, (ICTP) – Scienza e nuove tecnologie: La stampa 3D a basso costo, un’opportunità per i paesi in via di sviluppo

Ore 12,30 – Riccardo CUCINI, (Elettra Sincrotrone) – Fisica allo stato dell’arte: Fermi, la nuova sorgente di luce, un esempio unico al mondo

Grazie per l’attenzione, il sottoscritto (che passerà la giornata nelle per lui improbabili vesti di mediatore) va un attimo a vomitare per la tensione..

Il piacere del tifoso

22 di Dicembre. Stadio Giuseppe Meazza, la Scala del calcio. Palacio segna di tacco all’86esimo decidendo il derby a favore dell’Inter, tutto lo stadio salta, un coro pressoché unanime, e io sto male.

Non è il raffreddore che mi attanaglia da quattro giorni o lo stare seduto per tre ore su dei sedili freddi e scomodi, è qualcosa di più. E non è neanche legato a freddi calcoli matematici su quanti punti avremo o no in classifica, in questo campionato ahimè disastroso.  E’ qualcosa che sento dentro, che qualsiasi tifoso sente dentro.  Possibile che siano solo modi di dire, frasi fatte?  Cosa succede nella testa di noi tifosi (di calcio, basket, di rugby, delle Nazionali o di squadre di club) quando la nostra squadra è impegnata in una competizione? Cosa succede quando la tua squadra segna e tu, nonostante i tanti soldi spesi dai tuoi per farti studiare e le convenzioni sociali, accantoni amicizie ed affetti e ti riduci così?

Adriano Galliani, La Pacatezza (

Adriano Galliani, La Pacatezza

Un gruppo di ricercatori scozzesi ha provato, nel 2009, a rispondere a queste domande. Per fare ciò si sono serviti di un aggeggio chiamato risonanza magnetica funzionale (per gli anglofili, fMRI): in pratica con questo strumento si è in grado di capire, analizzando la quantità di sangue che affluisce nel nostro cervello, quali aree si attivano in risposta a determinati compiti o stimoli. I compiti possono essere di natura motoria (muovi una mano, muovi un piede)o cognitiva (pensa di ruotare un cubo, fai dei conti a mente, pensa a dei verbi). Gli stimoli possono essere classici (un flash, un suono), o più complessi: in questo caso specifico, Mc Lean e colleghi hanno cercato di capire quali aree si attivano quando la nostra squadra segna. I tifosi che sono stati reclutati per lo studio dovevano osservare scene di gioco neutre, goal, e occasioni fallite.

I risultati sono stati strabilianti, e confermano dal punto di vista neurofisiologico quello che ogni tifoso degno di tale nome già sapeva: il gol è piacere. Basti pensare che, durante l’osservazione di frammenti video di occasioni mancate si è attivata una zona del cervello chiamata putamen, tradizionalmente legata all’anticipazione del piacere fisico. Analogamente, nelle occasioni di goal i tifosi hanno mostrato attivazioni di aree del cervello legate all’euforia e al piacere fisico come l’area temporale superiore, frontale inferiore e l’amigdala. Il goal, anche in termini di pure videoregistrazioni (e non dal vivo) ha dunque un effetto di attivazione del piacere e dell’anticipazione del piacere ad un livello fisico, primordiale.

Ora mi spiego perché, dopo più di dieci anni (sic!), l’unico commento che riesco a formulare in risposta a questo video sia ancora  “mamma mia, godo!”

 

Meno gamberi e meno “bufale”: la dieta prenatalizia del Caffè delle Scienze

Come già annunciato in precedenza (ad esempio qui) giovedì ci sarà l´ultimo appuntamento dell´anno solare con il Caffè delle Scienze.

Intrigato dai temi che verranno presentati nel corso di questo evento, sono riuscito a contattare i ricercatori che cercheranno di riscaldare un pomeriggio invernale con un po´di sana divulgazione scientifica. I primi ospiti saranno Piero Giulianini, Professore di Zoologia dell´Universitá di Trieste, e Chiara Manfrin, ricercatrice universitaria:

Buongiorno Chiara! Giovedì ci parlerai di gamberi e biodiversità, ci puoi dire qualcosa di più?

Certo, parlerò degli effetti dell´introduzione di specie aliene (come ad esempio il gambero rosso della Louisiana, il Procambarus clarkii) da altri habitat nella nostra Regione.

Effetti che molto spesso sono deleteri, non è cosí?

Esattamente: l’introduzione di specie aliene molto spesso comporta la riduzione della biodiversità perchè queste specie risultano essere competitive e in molti casi “vincenti” sulle specie native. Questo naturalmente va ad intaccare i delicati equilibri dell´ecosistema “ospite”, un evento assolutamente da evitare: ne è prova il fatto che il gambero rosso della Louisiana è attualmente oggetto di un finanziamento europeo volto all’eradicazione di questa specie dalla nostra Regione

A faccia a faccia con l'alieno: il Gambero Rosso della Louisiana (giornalettismo.it)

A faccia a faccia con l’alieno: il Gambero Rosso della Louisiana (giornalettismo.it)

Il Caffè delle Scienze, per sua natura, è un evento che cerca di abbracciare la scienza a 360°: capita così di passare dalle specie aliene alla comunicazione del rischio sismico, argomento che verrà affrontato da Marco Mucciarelli, Direttore Centro Ricerche Sismologiche OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale).

Buongiorno Marco! Perchè è importante parlare di terremoti, oggi?

Parlare di terremoto è fin troppo facile quando serve meno, ovvero dopo un evento catastrofico, e molto difficile quando servirebbe di più, cioè quando tra due eventi bisognerebbe predisporre le difese per mitigare le conseguenze del prossimo.

Oggi molti parlano di terremoti antropologici, causati dall´uomo. Cosa ne pensi a riguardo?

 Molto spesso, grazie anche al forte impatto dei social media, oggi c’è chi pensa che tutti i terremoti siano colpa di qualche complotto o tecnologia segreta. Questa deresponsabilizzazione è molto suadente per chi non vuole comprendere che sono le conseguenze di un terremoto a dipendere dalle colpe dell’uomo.  Discuteremo il fenomeno della sismicità indotta, e con il ragionamento smonteremo alcune delle “bufale” che circolano più frequentemente su terremoti.

Gli effetti del terremoto dell´anno scorso a Modena (restodelcarlino.it)

Gli effetti del terremoto dell´anno scorso a Modena (restodelcarlino.it)

Biodiversità e gestione delle catastrofi naturali: due temi molto distanti tra loro ma che, alle soglie del 2014, riguardano da vicino ognuno di noi: per capirne qualcosa di più l´appuntamento è  alle h 18 del 12 Dicembre, all´Antico Caffè Tommaseo. Spread the voice!

Divulgazione a Trieste: il Caffè delle Scienze di Dicembre

Ultimo incontro dell´anno solare per il Caffè delle Scienze, appuntamento di divulgazione scientifica che è ormai una realtà consolidata nella città di Trieste.

(caffedellescienze.eu/)

(caffedellescienze.eu/)

Nato originariamente come Caffè delle Neuroscienze e poi reinventatosi come evento politematico, il Caffè delle Scienze (organizzato e patrocinato dal Dipartimento di Scienze della Vita dell´Università di Trieste) prevede degli incontri pomeridiani ogni secondo giovedì del mese. Ogni evento è composto da due interventi, in cui uno o più scienziati prendono la parola per spiegare i propri studi e le proprie scoperte al pubblico. Non manca, nella parte conclusiva di ogni intervento, uno spazio dedicato alle domande e al dibattito tra relatore ed audience.

 Ecco il programma dell´appuntamento pre-natalizio (12 Dicembre, a partire dalle h 18.00), ospitato presso l’Antico Caffè Tommaseo (Riva Tre Novembre, 5 – Trieste):

-Piero Giulianini e Chiara Manfrin:  “Alieni tra noi: Il gambero rosso della Louisiana”

-Marco Mucciarelli:  “Terremoti naturali, antropici ed immaginari”

Per ulteriori dettagli, informazioni e aggiornamenti sui prossimi eventi: http://www.caffedellescienze.eu/

Essere o non essere (ricercatore): questo è il problema

Ormai lo si è detto in tutte le salse, con ogni mezzo e in ogni occasione: l´Italia non è un Paese per ricercatori. Solo una classe politica e dirigente colpevolemente pigra non ha ancora visto gli effetti nefasti che la distanza tra ricercatori e società civile (per farsi un´idea a riguardo basta sfogliare le pagine, cartacee o virtuali che siano, di qualsiasi quotidiano) sta causando, e continuerà a causare,  in Italia. A ciò si aggiunge la mancanza pressoché cronica di finanziamenti, sprechi all´ordine del giorno e un sistema universitario in cui il ricambio generazionale, a livello di assunzioni a tempo determinato e non, è ridotto ai minimi storici.

In un´epoca, quale è la nostra, caratterizzata dalla globalizzazione globale e dall´abbattimento della maggior parte delle frontiere (a cui sembrano resistere stolidamente solo gli Sati Uniti al confine con il Messico, gli Israeliani con il muro a Gaza e i Leghisti nostrani, che invocano i mitra sulle coste – sic!-) la soluzione sembra a portata di mano: fuggire, presto, ora!vai all´estero, che qui non c´è futuro.

Ci ho pensato, e parecchio. Ci ha pensato, e ci pensa tuttora, chiunque come me abbia conseguito una laurea in ambito puramente scientifico. La risposta che mi sono dato (e che mi ha portato a intraprendere, tra l´altro, il percorso del master) è che non mi sento ricercatore: non sento di esserlo in Italia, ma neanche in Inghilterra, in Austria o negli Stati Uniti. Non lo sentirei neanche se avessi a disposizione le apparecchiature più all´avanguardia o il finanziamento più prestigioso. All´inizio non volevo ammetterlo neanche a me stesso, mi sembrava una frode nei confronti della pubblica amministrazione, e nella mia testa si agitavano gli spettri di articoli complottistici che mai avrebbero visto la luce ( “Scandalo, ecco come si sperperano i soldi pubblici: le borse di Dottorato vanno a chi non vuole fare ricerca”). Mi sembrava anche una sconfitta personale: avere investito tempo, fatica e denaro (ok, il denaro di mamma e papà) per giungere a un vicolo chiuso. Poi ho pensato che ho sempre affrontato le ricerche in cui sono stato coinvolto con onestà, serietà ed impegno. Non credo di aver rubato, in questi due anni, i soldi di nessuno: ho raggiunto gli obiettivi che mi erano stati chiesti e risolto i problemi che mano a mano si presentavano. Semplicemente ho affrontato, e sto affrontando, il dottorato come “un lavoro come un altro”, e mi sono reso conto che con questo atteggiamento rischierei:

          Di perdermi nel mare di giovani ricercatori motivati

          Un esaurimento nervoso

Sì perché, come per tutti i lavori, fare il ricercatore è come setacciare il fondo di un torrente alla ricerca dell´oro: i bei risultati (un articolo pubblicato, l´esperimento che ti da i risultati sperati, una presentazione ad un congresso particolarmente ben riuscita) sono i granelli d´oro immersi in una valanga di sassolini brutti e inutili. Ciò che ti porta a continuare a setacciare, giorno dopo giorno, è la passione per quello che fai. La mia passione è di parlare (234 note sul registro ai tempi di elementari e medie ne sono la prova), raccontare, condividere la scienza, emozionarmi e far emozionare con essa. Vorrei imparare tutto di tutto, e non focalizzarmi per tutta la vita su qualcosa di circoscritto.

Vorrei girare l´Italia e il mondo alla ricerca di notizie, vorrei lavorare con bambini e ragazzi, e non cosí:

La settimana tipo del ricercatore (phdcomics.com)

La settimana tipo del ricercatore (phdcomics.com)

Sia chiaro: a chi ha deciso o deciderà di continuare la carriera da ricercatore va tutta la mia stima e un grandissimo in bocca al lupo. So che siete mossi dalla passione che a me manca, e che farete grandi cose. Che questo sia un augurio a tutti gli altri.. a chi comincia un nuovo percorso, a chi si rammarica da un Paese lontano, a chi non fa il/la choosy ma allo stesso tempo non  dimentica quanto ha dato per quel pezzo di carta, e  quanto sarebbe bello che esso venisse riconosciuto: che ognuno di noi possa trovare la sua strada.

Quando i fisici tornano a scuola

Molto spesso la ricerca scientifica viene vista come un mondo a sé stante, una torre d’avorio sulla quale i ricercatori amano isolarsi, lontano dal volgo. Ciò non è vero (o meglio, non dovrebbe essere vero): avvicinare i giovani al mondo della ricerca e della scienza dovrebbe essere parte- a mio modesto parere- del piano di intervento di qualsiasi amministrazione che voglia uscire da questo periodo di crisi, che si manifesta a livello economico e sociale.

In quest’ottica sta prendendo corpo l’idea di  realizzare una conferenza, rivolta ai ragazzi delle scuole superiori triestine, incentrata sul tema della ricerca fisica, che a Trieste è rappresentata da centri di spicco a livello internazionale quali l’ICTP (www.ictp.it),  il Sincrotrone Elettra (www.elettra.trieste.it) e la Scuola Superiore Internazionale di Studi Avanzati (www.sissa.it). I temi che dovrebbero essere trattati nella conferenza spazieranno dall’epistemologia della scienza all’apporto in termini di sviluppo economico delle ricerche in fisica, per soffermarsi anche sugli aspetti sociologici della ricerca in ambiente internazionale e sui legami, spesso celati, tra fisica ed arte.

Stay tuned for  updates!

Il “caso Stamina”: un viaggio nel tempo

Incredibile ma vero: i viaggi nel tempo, almeno in Italia, esistono, non sono pura fantascienza! Ne è prova la reazione, mediatica e pubblica, che si è avuta nei confronti del cosiddetto “caso Stamina”. Non entrerò, in questa sede, nel merito scientifico della questione: esperti decisamente più qualificati e preparati di me (una su tutti, Silvia Bencivelli) hanno elencato con metodico rigore e certosina pazienza le voragini logiche, scientifiche e morali su cui le sperimentazioni di Vannoni e colleghi (non) si fondano. Solleticato da una lettura interessante (“Il Contagio”, ed. CUEN), ho cominciato a riflettere sull’immagine che ricercatori e medici hanno, molto spesso, in Italia. Lungi dall’essere considerati dei benefattori disinteressati, o quantomeno persone che operano, si impegnano, a volte devolvono la loro intera vita per migliorare la condizione dei malati (e dell’umanità in genere), essi sono visti come il perfetto capro espiatorio: essi, come moderni stregoni bianchi,  maneggerebbero il pharmakon (che a seconda del caso è rappresentato dalle medicine, dalle cure, dai vaccini) a proprio piacimento,  sfruttandone di volta in volta, per i propri interessi, il potere salvifico o quello venefico. I medici e gli scienziati sono gli untori che avvelenano i neonati con i vaccini, sperimentano le medicine su cuccioli indifesi, negano le cure a dei malati che stanno morendo. Questa miope visione non fa che alimentare la rabbia e il livore nei confronti della comunità scientifica: oggi, certo, non è permesso appiccare un rogo e dare fuoco all’untore. Ma certe forme di manifestazione dell’odio e della voglia di trovare un colpevole  immediato per una situazione drammatica non sono altro che roghi moderni, alimentati dal vento mediatico e dal fiato di chi parla solo per speculare e fare audience.

Manifestazione di pazienti a favore del "metodo Stamina" (scrobogna/la presse)

Manifestazione di pazienti a favore del “metodo Stamina” (scrobogna/la presse)