La “scienza” che inganna: intervista a Silvano Fuso

La scienza affascina: è ricerca, è scoperta, è comprensione del mondo che ci circonda e, in ultima analisi, di noi stessi. Come tutte le cose che affascinano, il passo verso la corruzione e la degradazione è purtroppo breve; sono infatti molti i casi in cui sarebbe opportuno parlare di pseudoscienza: processi che, vuoi per disinformazione vuoi per malafede, attecchiscono nell’immaginario collettivo creando un’idea della scienza distorta e illusoria. Il fenomeno non è per nulla semplice da analizzare, ma in mio soccorso giunge uno dei massimi esperti in materia, Silvano Fuso: ricercatore, divulgatore, scrittore e membro del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale), da anni cerca di gettare luce sulle frodi scientifiche.

Silvano Fuso (CICAP)

Silvano Fuso (CICAP)

Molto spesso è difficile classificare i fenomeni di “falsa scienza”: quali sono gli strumenti che il pubblico generalista ha a disposizione per determinare quando si è di fronte a un processo dovuto a ingenuità/errore metodologico e quando invece si tratta di malafede? Quali invece i mezzi a disposizione della comunità scientifica per “smascherare” queste frodi?

Oggigiorno siamo bombardati da una quantità enorme di informazioni e non è facile distinguere le notizie vere da quelle fasulle; il pubblico generalista dovrebbe prestare credito a chi è veramente esperto in un certo settore e non a chi, privo di qualsiasi competenza, usa i mezzi di comunicazione per divulgare le proprie idee, facendo leva soprattutto sulla emotività e le aspettative della gente. Tutto sommato, però, non ha molta importanza stabilire se chi diffonde false affermazioni sia in buona o cattiva fede. I giudizi morali hanno scarsa rilevanza in campo scientifico. Quello che conta realmente è stabilire se quanto viene affermato corrisponda o no al vero. Questo lo può stabilire solamente la comunità scientifica, e solitamente questo controllo è efficace, anche se talvolta i tempi per arrivare a una conclusione condivisa possono essere lunghi.

Fondamentale è anche il ruolo di chi opera nell’ambito dell’informazione. I giornalisti e i divulgatori dovrebbero essere il tramite che rende noto al grosso pubblico quanto stabilito dalla comunità scientifica. Purtroppo, a volte si assiste a casi in cui la comunità scientifica non ha dubbi sul proprio giudizio, ma ciò nonostante chi fa informazione alimenta false speranze e illusioni nel pubblico. Talvolta quest’opera di disinformazione è incentivata anche dall’operato di alcuni decisori politici e di alcuni operatori della giustizia che prendono provvedimenti palesemente antiscientifici: ci vorrebbe ovviamente un maggior senso di responsabilità, perché i danni che si possono causare con questi atteggiamenti sono enormi.

(chimicare.org)

Scienza o non scienza? Questo è il problema!(chimicare.org)

Di recente è stato dato spazio (grazie anche a un servizio de “Le Iene”)  al caso del paziente che, secondo alcuni, sarebbe guarito da un tumore mangiando frutta e verdura. Il rapporto tra alimentazione e salute esiste ed è innegabile, ma perché estremizzare? C’è secondo lei una tendenza-in Italia più che all’estero- a marcare la differenza tra “medicina ufficiale” (spesso associata a medici e ricercatori senza scrupoli, assoldati dalle multinazionali del farmaco) e “alternativa”. Se sì, quali sono le cause?

Ricadiamo nel discorso del delicato ruolo dell’informazione. Certe notizie sensazionaliste fanno scalpore e creano indubbiamente audience. Però dal punto di vista scientifico non hanno alcun fondamento. In particolare, in medicina i casi singoli non hanno alcun valore probatorio. La valutazione dell’efficacia di una terapia è una cosa lunga e complessa e la gente dovrebbe essere messa al corrente di quali sono le procedure che si devono necessariamente seguire per raggiungere risultati attendibili.

Inoltre molte persone si avvicinano alla cosiddetta “medicina alternativa” perché confondono medicina con sanità. Il verificarsi di alcuni episodi di malasanità è purtroppo una triste realtà, ma questo non deve mettere in discussione la validità della medicina scientifica. Anzi, gli episodi di malasanità sono proprio una devianza rispetto alla medicina scientifica. La “medicina alternativa”, dal punto di vista umano e psicologico, è sicuramente più attenta alle esigenze del paziente, che si sente di conseguenza gratificato. Purtroppo però la sua efficacia terapeutica non è mai stata dimostrata. Quello che è grave è che ci siano medici che pratichino la “medicina alternativa” (o “complementare” come oggi viene furbescamente chiamata). Un medico dovrebbe avere le competenze e l’onestà intellettuale per rendersi conto che essa non ha mai ricevuto alcun riconoscimento scientifico. Da questo punto di vista anche gli ordini dei medici hanno non poche responsabilità, come pure alcuni decisori politici che, riconoscendo alla “medicina alternativa” uno status giuridico (spesso solo per ottenere consensi), contribuiscono a creare confusione nei pazienti. Questo purtroppo non vale solo in Italia, ma anche in altri Paesi.

Uno degli ultimi casi di falsa scienza, in ordine cronologico ma non certo di importanza, è stato quello di Stamina. Studiosi e ricercatori di fama internazionale hanno cercato di spiegare, con le ragioni della scienza, i tanti motivi per cui non si può parlare di metodo scientifico quando si parla di Vannoni e soci. Tuttavia questo non sembra aver smorzato le polemiche: “facile parlare per voi, ma i nostri cari muoiono”. Come approcciare, dunque, il problema (non solo di Stamina, ma delle frodi scientifiche in genere) dal punto di vista comunicativo? Come comunicare che, a lungo andare, appoggiare (anche finanziariamente) tali iniziative non può che nuocere a tutti?

 

I pazienti e i loro familiari meritano il massimo rispetto e la massima comprensione. Quando si soffre e si è senza speranze, ci si aggrappa a qualunque cosa e questo è umanamente comprensibile. Però, proprio per il rispetto che essi meritano, è assolutamente necessario fornire loro informazioni corrette, senza alimentare facili illusioni che possono produrre grandi sofferenze.

Purtroppo nei confronti della scienza, soprattutto nel nostro Paese, c’è una diffusa diffidenza e vi è la tendenza a dar maggior credito al primo imbonitore che capita, piuttosto a chi assume un atteggiamento prudente e razionale. Ciò deriva sicuramente da diverse ragioni di carattere culturale. È quindi necessario un grosso lavoro di innalzamento culturale che dovrebbe necessariamente partire dai banchi di scuola e dovrebbe poi proseguire attraverso gli organi di informazione. Soprattutto bisognerebbe far comprendere al grosso pubblico che la scienza è animata da profonde motivazioni etiche. C’è un inscindibile legame tra sviluppo scientifico e affermazione di determinati valori quali democrazia, libertà di circolazione delle idee, rifiuto di ogni principio di autorità e di ogni pregiudizio ideologico, disponibilità a rivedere umilmente le proprie convinzioni, ecc. Questi stretti legami sono stati, ad esempio, ben evidenziati da Gilberto Corbellini nel suo libro Scienza, quindi democrazia (Einaudi, Torino 2011). Bisognerebbe educare la gente in tal senso. Purtroppo invece nel nostro paese non è raro trovare sedicenti intellettuali che si scagliano contro un presunto strapotere della cosiddetta tecno-scienza, alimentando diffidenza nei suoi confronti. C’è dunque molto lavoro da fare, da parte di tutti: ricercatori, istituzioni scolastiche, politici e divulgatori.

 

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