60 anni di fisica per la pace

Il CERN, il più grande centro di ricerca al mondo di Fisica delle particelle situato a Ginevra, compie quest’anno il sessantesimo anniversario.  Oltre che per i fondamentali avanzamenti nella conoscenza scientifica che  in esso sono stati realizzati, il CERN è importantissimo in quanto rappresenta una palestra per la cosiddetta science diplomacy, quella serie di norme (non scritte) che garantiscono rispetto e collaborazione tra scienziati anche in presenza di barriere sociali, politiche o culturali.

Il centro di ricerca svizzero è infatti come una piccola cittadina, in cui convivono, lavorando a stretto contatto,  oltre 13.000 scienziati provenienti da oltre 100 Paesi.  È ovvio che le tensioni, in una situazione in cui si trovano a interagire scienziati di Paesi in conflitto tra loro, siano un rischio da non sottovalutare: “Ci è capitato, ad esempio, di dover far lavorare allo stesso progetto un ragazzo Palestinese e uno Israeliano – testimonia Marina Cobal, coordinatrice del gruppo italiano del progetto ATLAS del CERN (una sorta di “macchina fotografica gigante” in grado di registrare gli effetti dello scontro tra due particelle)- e all’inizio la tensione era tanta. Poi però ha prevalso la curiosità scientifica e la voglia di raggiungere l’obiettivo prefissato. Al CERN si lavora (e si festeggia) insieme, ci si dimentica della propria nazionalità e si è prima di tutto scienziati”.

Questo approccio non è certo una novità per il CERN, e anzi è un filo rosso che si snoda lungo tutta la storia del centro di ricerca: il primo accordo per l’istituzione di un consorzio internazionale volto alla cooperazione per l’avanzamento della fisica in Europa è stato infatti redatto il 29 settembre 1954. A firmarlo, in un disperato tentativo di salvare la ricerca ad alto livello (che aveva subìto un arresto importante a cavallo della Seconda Guerra Mondiale), furono 12 Paesi che, fino a pochi anni prima, si scontravano sui campi di battaglia: tra questi Francia, Germania (Ovest), Regno Unito e Italia.

L'acceleratore di particelle del CERN (http://home.web.cern.ch/)

L’acceleratore di particelle del CERN (http://home.web.cern.ch/)

Nel corso dei suoi 60 anni il CERN è perciò diventato un esempio di diplomazia della scienza, assunto come modello dalla comunità scientifica internazionale nella progettazione di strutture ed esperimenti: è il caso di SESAME, la nuova sorgente di luce di sincrotrone (una radiazione elettromagnetica molto potente in grado di studiare con un livello di precisione altissima oggetti tra i più disparati: dai materiali, ai virus, alla struttura dell’atomo) che è in fase di costruzione ad Allan, in Giordania. SESAME diventerà il più grande centro di ricerca del Medio Oriente, e il suo sviluppo è seguito, dal 2002, dall’UNESCO: Bahrain, Cipro, Egitto, Iran, Israele, Giordania, Pakistan, autorità Palestinese e Turchia sono i membri di questo ambizioso esperimento di science diplomacy, realizzato in una delle parti del mondo più problematiche a livello geopolitico. Non a caso sul sito del neonato consorzio si legge che uno degli scopi di SESAME è “la costruzione di ponti scientifici e culturali tra diverse società, e il contributo allo sviluppo di una cultura di pace attraverso la cooperazione scientifica internazionale”.

Sì, SESAME è proprio lì in mezzo. per diiiire.

Sì, SESAME è proprio lì in mezzo. per diiiire.

Scopo certamente ambizioso a cui partecipano, come mediatori, anche molti scienziati Europei. Tra essi anche Giorgio Paolucci, che da ELETTRA (la sorgente di luce di sincrotrone di Trieste) porterà la propria esperienza- scientifica e diplomatica– nel centro di ricerca giordano, che si candida al ruolo di CERN 2.0.