Il piacere del tifoso

22 di Dicembre. Stadio Giuseppe Meazza, la Scala del calcio. Palacio segna di tacco all’86esimo decidendo il derby a favore dell’Inter, tutto lo stadio salta, un coro pressoché unanime, e io sto male.

Non è il raffreddore che mi attanaglia da quattro giorni o lo stare seduto per tre ore su dei sedili freddi e scomodi, è qualcosa di più. E non è neanche legato a freddi calcoli matematici su quanti punti avremo o no in classifica, in questo campionato ahimè disastroso.  E’ qualcosa che sento dentro, che qualsiasi tifoso sente dentro.  Possibile che siano solo modi di dire, frasi fatte?  Cosa succede nella testa di noi tifosi (di calcio, basket, di rugby, delle Nazionali o di squadre di club) quando la nostra squadra è impegnata in una competizione? Cosa succede quando la tua squadra segna e tu, nonostante i tanti soldi spesi dai tuoi per farti studiare e le convenzioni sociali, accantoni amicizie ed affetti e ti riduci così?

Adriano Galliani, La Pacatezza (

Adriano Galliani, La Pacatezza

Un gruppo di ricercatori scozzesi ha provato, nel 2009, a rispondere a queste domande. Per fare ciò si sono serviti di un aggeggio chiamato risonanza magnetica funzionale (per gli anglofili, fMRI): in pratica con questo strumento si è in grado di capire, analizzando la quantità di sangue che affluisce nel nostro cervello, quali aree si attivano in risposta a determinati compiti o stimoli. I compiti possono essere di natura motoria (muovi una mano, muovi un piede)o cognitiva (pensa di ruotare un cubo, fai dei conti a mente, pensa a dei verbi). Gli stimoli possono essere classici (un flash, un suono), o più complessi: in questo caso specifico, Mc Lean e colleghi hanno cercato di capire quali aree si attivano quando la nostra squadra segna. I tifosi che sono stati reclutati per lo studio dovevano osservare scene di gioco neutre, goal, e occasioni fallite.

I risultati sono stati strabilianti, e confermano dal punto di vista neurofisiologico quello che ogni tifoso degno di tale nome già sapeva: il gol è piacere. Basti pensare che, durante l’osservazione di frammenti video di occasioni mancate si è attivata una zona del cervello chiamata putamen, tradizionalmente legata all’anticipazione del piacere fisico. Analogamente, nelle occasioni di goal i tifosi hanno mostrato attivazioni di aree del cervello legate all’euforia e al piacere fisico come l’area temporale superiore, frontale inferiore e l’amigdala. Il goal, anche in termini di pure videoregistrazioni (e non dal vivo) ha dunque un effetto di attivazione del piacere e dell’anticipazione del piacere ad un livello fisico, primordiale.

Ora mi spiego perché, dopo più di dieci anni (sic!), l’unico commento che riesco a formulare in risposta a questo video sia ancora  “mamma mia, godo!”

 

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